MA IL CONDOMINIO, AD OGGI, DA CONSIDERARSI CONSUMATORE?

Analisi di una recente sentenza della Corte di Appello di Milano sul punto.

Esaminiamo una recentissima pronuncia della Corte d'Appello di Milano (Sez. IV, Sent., 13-11-2019), illuminante sul punto per comprendere come dobbiamo regolarci ad oggi, nella considerazione dell'applicazione o meno del Codice del Consumo nell'ambito dei contratti stipulati dal Condominio con i vari fornitori.

Il caso pratico: la società C.P. S.c.r.l. ha impugnato la sentenza del Tribunale di primo grado di Milano con la quale questo, definitivamente pronunciando sull'opposizione al decreto ingiuntivo emesso avverso il Condominio e proposta da quest'ultimo nei confronti di C.P. S.c.r.l. accoglieva l'opposizione al decreto ingiuntivo emesso contro il Condominio, revocava il decreto opposto e poneva a carico della ditta le spese della CTU, l'obbligo alla restituzione a favore del Condominio della somma incassata con il provvedimento monitorio pari ad Euro 52.043,04, nonché condannava la ditta al pagamento delle spese di lite.

La società opposta ha agito in via monitoria domandando (ed ottenendo) ingiunzione di pagamento a carico dell'opponente per l'importo portato dalla propria fattura pari a Euro 48.506,12 IVA inclusa, a titolo di adeguamento del corrispettivo del contratto di prestazione di servizi di guardiania (di durata annuale e tacitamente prorogato dal 2005 al 2011) alle variazioni intervenute del costo del personale nel corso del periodo di esecuzione (2005-2011), come da clausola contrattuale.

L'opponente Condominio ha avversato la pretesa eccependo  tra l'altro e per ciò che qui interessa, l'inefficacia e/o nullità della clausola contrattuale per mancanza di specifica sottoscrizione ex art. 1341 c.c. e vessatorietà ai sensi dell'art. 33, II comma, lett. t) del Codice del Consumo(D.Lgs. n. 206/2005.

Sosteneva la società C.P. S.c.r.l. opposta l'erronea qualificazione del Condominio opponente quale consumatore, in assenza di una prova specifica, che avrebbe dovuto fornire il Condominio, della qualità di consumatori dei singoli condomini. In carenza di tale prova, secondo la società opposta,  il primo Giudice avrebbe dovuto rilevare l'inapplicabilità della disciplina di cui agli artt. 1469 bis e ss c.c..

Il Condominio replica richiamando l'orientamento giurisprudenziale (Cass. 12164/2017) che, partendo dalla qualificazione dell'amministratore come mandatario con rappresentanza dei vari condomini, consumatori poiché operanti per scopi estranei all'attività professionale o imprenditoriale, applica la normativa del codice del consumo anche al contratto concluso dall'amministratore di condominio con il professionista.

Sostiene il Condominio che sarebbe del tutto ininfluente la prevalenza o meno di privati nella compagine condominiale, rilevando esclusivamente il fatto che i condomini, tramite l'amministratore, agiscono per scopi estranei alla loro attività professionale o imprenditoriale.

Secondo La Corte di Appello che si è pronunciata sul caso in esame, sono giuste le argomentazioni poste a fondamento della decisione del Giudice di prime cure, secondo il quale la qualità di consumatore del condominio, prescinde "dalla attività professionale eventualmente svolta da ciascuno dei condomini, dalla tipologia di beni immobili in Condominio (siano essi appartamenti, garage, o entrambi) e dall'ubicazione dello stabile".

La prospettazione in base alla quale il Condominio non potrebbe assumere la qualità di consumatore in quanto "composto da sole autorimesse e costituito da società o professionisti", oltre che generica, non è condivisibile. Il condominio è infatti un ente di gestione sfornito di personalità giuridica distinta da quella dei condomini (cfr da ultimo Cass. Sez. 2 -, Ordinanza n. 22911 del 26/09/2018). Questi ultimi, nel momento in cui agiscono per la tutela e conservazione delle proprietà comuni tramite l'amministratore, assumono la veste di consumatori, perché operano per scopi totalmente estranei alla loro eventuale attività imprenditoriale o professionale.

Pertanto la dimostrazione della qualità (di professionista o di privato) dei singoli condomini non assume alcun rilievo dovendo ritenersi che l'amministratore, nel momento in cui conclude un contratto relativo alla gestione del bene comune, agisce per scopi estranei all'attività professionale svolta dai condomini.

Questa impostazione, a parere di chi scrive, pone una tutela a favore del Condominio ad oggi difficilmente contestabile ponendo una garanzia importante a favore dei condòmini che possono usufruire, nei rapporti negoziali portati in essere dal Condominio, dei vantaggi del riconoscimento della qualifica di “consumatori”.

 

Privacy and Legal Advice 2018 S.r.l.

Responsabile Centro Studi


AVV. CARLO PIKLER

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