Caso Covid-19 in condomino

Ecco quali informazioni lamministratore pu fornire e a chi pu comunicarle

Caso Covid-19 in condomino

Ecco quali informazioni l’amministratore può fornire e a chi può comunicarle

Si intende far chiarezza, analizzando le norme, su quelli che sono gli attuali adempimenti dell’amministratore laddove si verifichi un caso di contagio da coronavirus all’interno del condominio da questi amministrato.
Occorre innanzitutto porsi una domanda: Il ruolo dell’amministratore, in caso di contagio da coronavirus da parte di un condomino, qual è?
Le attribuzioni dell’amministratore sono segnate, specificatamente, nell’articolo 1130 codice civile.
Ebbene, tra di esse, si annovera, al punto 2), il dovere di disciplinare l’uso delle cose comuni e la fruizione dei servizi nell’interesse comune, in modo che ne sia assicurato il miglior godimento a ciascuno dei condòmini; ed ancora, al punto 5), compiere gli atti conservativi relativi alle parti comuni.
L’obbligo, in particolare, di eseguire gli atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni dell’edificio, si intende riferito ai soli atti materiali necessari per la salvaguardia dell’integrità dell’immobile (Corte di Cassazione, 3 aprile 2007, n. 8233).
Queste attribuzioni devono poi integrarsi con quelle segnate dalle normative speciali, che intercettano il ruolo dell’amministratore in contesti diversi.
Per cui risulta ormai pacifica la tesi secondo la quale l’amministratore è assoggettabile alle norme del testo unico sulla sicurezza del lavoro.
Una remota circolare ministeriale del 2006, rammenta che, ai fini dell'assolvimento degli obblighi di informazione e formazione nei confronti dei lavoratori con rapporto contrattuale privato di portierato, derivanti dall'articolo 1, comma 3, il datore di lavoro nei condomini va individuato, per l’appunto, nella persona dell'Amministratore condominiale pro-tempore.
Il ruolo assunto dall’amministratore, dunque, gli impone di mantenere e conservare i beni comuni, garantendo l’utilizzo degli stessi a tutti i condomini, occupandosi di mantenere in sicurezza gli ambienti a vantaggio dei condomini ma anche a tutela delle persone che vi transitano, oltre che, maggiormente, di quelle che vi lavorano (in questo ultimo caso, adottando tutte le precauzioni del
caso previste dalla legge speciale – DPI - , compreso, ove previsto, l’aggiornamento dei documenti di prevenzione dei rischi sui luoghi di lavoro).
Quindi, ritornando alla domanda iniziale, l’amministratore, ricevuta la notizia di un caso sospetto tra i propri condòmini, può senz’altro procedere nell’immediato a conferire incarico per la sanificazione degli ambienti comuni ad apposita ditta specializzata.
Dovrà ovviamente seguire con estrema attenzione la fase di scelta della ditta, verificando con accuratezza i corretti documenti della stessa.
Tali imprese andranno selezionate tra quelle iscritte nel registro delle ditte di cui al testo unico approvato con R.D. 20.9.1934, n. 2011, e successive modificazioni, o nell'albo provinciale delle imprese artigiane di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 82 (G.U. n. 27 del 3 febbraio 1994) che disciplina, per l’appunto, le attività di pulizia, di disinfezione, di disinfestazione, di derattizzazione e di sanificazione.
La sanificazione dovrà essere effettuata nell’immediatezza e si tratterà di un intervento da considerarsi “straordinario ed urgente”.
L’amministratore, inoltre, ad intervento avvenuto, provvederà ad annotare lo svolgimento dell’attività in seno al Registro Anagrafe Sicurezza (RAS), ivi descrivendo le modalità di esecuzione, il prodotto utilizzato e allegando la certificazione/dichiarazione da parte di ditte/professionisti e la relativa scheda tecnica del prodotto utilizzato. La certificazione dell’attività potrà essere apposta in bacheca.
Nulla di più, niente di meno.
I protocolli normativi prevedono, infatti, iter procedurali in caso di sospetto contagio da coronavirus, da demandare agli stessi soggetti che accusano i sintomi, attraverso la segnalazione del proprio stato di salute alle autorità sanitarie, al proprio medico di famiglia, alla protezione civile.
Chi accusa i sintomi della malattia covid-19 non è tenuto, pertanto, a comunicarlo all’amministratore, né ai singoli condòmini, né, ancora l’amministratore, avuto conoscenza “ufficiosa” o sospetta di un caso tra condòmini all’interno del condominio, è tenuto, a sua volta, a sostituirsi al medesimo per darne diffusione.
L’amministratore non ha le competenze per poter effettuare una comunicazione di “sospetto contagio da coronavirus”. Se, infatti, quella a lui pervenuta fosse stata un’informazione falsa o errata? O se al condomino, una volta visitato, fosse stato ascritta una patologia totalmente diversa e, quindi, i veri
soggetti competenti ad aprire le procedure per il COVID-19, ovvero i servizi sanitari non avessero proceduto ad avviarle?
Si sta, infatti, sempre e comunque parlando di dati sanitari e, pertanto, considerati “particolari”. Come tali possono essere trattati solo laddove si sia ottenuto il consenso specifico oppure, laddove ne ricorrano i presupposti, in caso di necessità derivante dallo stato di salute proprio o di altri.
Va rammentato che l’art. 9 n. lett. C del GDPR consente di trattare i dati particolari anche senza ottenere il consenso dell’interessato laddove: “c) il trattamento è necessario per tutelare un interesse vitale dell'interessato o di un'altra persona fisica qualora l'interessato si trovi nell'incapacità fisica o giuridica di prestare il proprio consenso”; La deroga al trattamento previo consenso prescritta dall’articolo in questione, infatti, va a riguardare SOLO la possibilità di trattare queste informazioni da parte dello stesso amministratore, ma limitatamente alla necessità di effettuare le dovute attività di sanificazione negli ambienti comuni. Non esiste alcuna ragione che possa consentire all’amministratore di trattare i dati sanitari in questione per finalità diverse ed ulteriori, né una deroga in tal senso compare in alcuna disposizione governativa emanata in questo periodo di pandemia.
Ritenuto l’anzidetto, possiamo concludere, a seguito di questo approfondimento, come segue.
All’amministratore non è stato conferito il mandato alla tutela della salute dei singoli condomini, ma “appena” quello di tutelare, mantenere e rendere sicure le parti comuni dell’edificio.
L’amministratore non ha il potere/dovere di comunicare i riferimenti del soggetto sospettato di contagio da coronavirus agli altri condòmini, ove ne venga a conoscenza per via traverse, ma non ufficiali, e, anche se fosse informato regolamento, dal condòmino positivo alla malattia, sarebbe, in ogni caso, tenuto ad effettuare automaticamente una accurata sanificazione delle parti comuni, certificandone l’attività tramite un’impresa autorizzata al fine.


Avv. Carloe  e Avv. Rosario Dolce

Vedi tutte le news

Servizi di adeguamento privacy

Chi Siamo

Contattaci per richiedere una Consulenza Gratuita

Contattaci